
Un cementificio nell’area industriale Amaro – Venzone? Non ne sappiamo nulla: lo sostengono i sindaci dei due comuni, Laura Zanella e Amedeo Pascolo. Le due zone industriali lungo il Fella sono di competenza comunale e non del Cosint, spiegano , e il loro passaggio al Comune potrebbe avvenire solo con una variante urbanistica di competenza dei rispettivi consigli.L’intervento dei due sindaci fa seguito all’interrogazione dei consiglieri regionali del Pd Enzo Marsilio, Mauro Travanut e Sandro Della Mea. I primi cittadini Laura Zanella e Amedeo Pascolo, asseriscono di «non condividere questi metodi di fare politica. Non capiamo- dicono i due sindaci - perché invece di chiedere al presidente della Regione se i comuni interessati sono stati coinvolti, non lo hanno chiesto a noi, sarebbe stato sicuramente più facile e semplice. Avremmo risposto loro che non sappiamo nulla della questione e forse li avremmo incaricati di approfondire la materia».
Zanella, anche a nome del collega, spiega che avrebbero rassicurato i rappresentanti regionali «che le due zone industriali lungo il Fella di Amaro e Venzone sono zone industriali di competenza comunale e non del Cosint e che il loro passaggio potrebbe avvenire solo con una variante urbanistica di competenza dei rispettivi consigli comunali».
«Per quanto riguarda Amaro - afferma Laura Zanella – non vi è nessuna intenzione di allargare la piccola zona industriale esistente, peraltro già satura, e inoltre il programma della nuova amministrazione comunale, illustrato proprio nei giorni scorsi in consiglio comunale, prevede un’ampia tutela ambientale di tutta la zona a sud – est dell’abitato di Amaro».
«Per quanto riguarda Venzone – rassicura Amedeo Pascolo – per ora non vi è alcun intendimento di trasformare la zona industriale di “Carnia” in zona D1 di competenza del Cosint, semmai in futuro si pensasse di farlo, il comune pretenderebbe alcune garanzie sul suo utilizzo. Il comune e la popolazione già in passato hanno dimostrato la massima attenzione verso l’ambiente e la salute scartando l’ipotesi di un impianto a biomassa che avrebbe dovuto sorgere proprio in quella zona».
